die süße Vergangenheit

stasera, stranamente, non mi sono addormentata addormentando carlo. sarà stata l’ultima fetta di pizza lasciata sul tavolo a tenermi sveglia?

da quando abbiamo visto l’ultima puntata, le serate sono un po’ così. dormo già alle 21.30,  poi mi sveglio nel cuore della notte magari ancora coi denti da lavare, magari ancora vestita. esco confusa dalla stanza, vedo felix che dorme, vado piano in bagno e passano minuti prima di riprendere sonno.

sono giornate un po’ così: se sono sveglia non so che fare, non so che continuare. presto finirò per scelta il mio lavoro – terapia d’urto che alterna fasi di panico, sollievo, speranza e di nuovo panico.

eppure se mi ascoltassi meglio, se avessi ascoltato meglio, forse apprezzerei i miei talenti, forse avrei capito prima.

la zia rosi me l’avevo detto: dovevi fare la maestra e se non la maestra, la giornalista. era rimasta conquistata forse da un tema alle elementari, forse da una mia lezione data alle bambole. lei che era una donna concreta, una che aveva lasciato il paese per la città, lei alla fine sapeva vederci bene. anche nella sua vecchiaia sapeva vedere, anche senza l’aiuto dei suoi occhi malandati.

mi mancano gli anziani che ho avuto accanto, più moderni di certi giovani d’oggi. mi mancano le parole forti e semplici, quelle sicure di chi ha vissuto il peggio e il meglio della vita. mi manca l’incoraggiamento di chi non ha la preoccupazione di un genitore, di chi dopotutto ti ha sempre  visto piccola, di chi effettivamente, fino a poco tempo fa c’è davvero sempre stato. mi mancano le colonne, quando mi sento sgretolare.

in giornate come queste, con i pensieri che nascondono le soluzioni, restare sveglia almeno mi ha fatto scrivere queste poche righe confuse. mi ha fatto pensare alla zia rosi e ai suoi racconti che adesso avrei voglia di sentire. alla foto della zio rino con in mano il pescegatto appena pescato, alla bambina in posa di fronte alla pianta piena zeppa di limoni, ai miei genitori con le braghe a zampa di elefante in piazza duomo a milano negli anni settanta. al passato che non tornerà più ma che sarà sempre nei miei racconti per carlo – il nostro meraviglioso presente, il nostro futuro.

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