das echte Leben

come sempre si accumulano ricordi che lentamente spariscono, a volte riaffiorano, altre volte si ripetono.

se due settimane fa mi avessero chiesto di riassumere con un’immagine la Sicilia che stavamo visitando, avrei detto che mi sembrava il secondo piano di un palazzo inconcluso. accanto all’indiscutibile bellezza dei fichi d’india in fiore, del mare cristallino e dei tramonti da cartolina, troppo spesso comparivano palazzi iniziati e mai finiti, scheletri di cemento, contenitori di vite inutilizzati. punti di passaggio per gatti randagi.

la Sicilia che abbiamo visto è quella della lunga spiaggia di Sampieri, con le sue piccole casette da affittare, proprio di fronte all’immensità del mare. Concetta ha un negozio in cui vende (e controlla) di tutto proprio sul lungomare, che è poi anche il centro e la passeggiata del paese. pascolano lenti gli abitanti e i pochi turisti. riposa seduto sul muretto l’unico senzatetto dai vestiti a brandelli e dai lunghi capelli bianchi, proprio come i naufraghi che si trovano in letteratura. l’unico forno riapre dopo la pausa pomeridiana alle ore 17.

la Sicilia che abbiamo visto è quella dell’autostrada in direzione Siracusa che capisci essere una statale quando, dopo il cartello che ti avverte dell’imminente pagamento del pedaggio, scopri che il casello è un luogo inabitato, spogliato, derubato della sua precedente funzione: non c’è bisogno di fermarsi, non c’è nulla da pagare.

visitare la Sicilia dopo più di sette anni a Berlino é un’esplosione di suoni e colori. è il profumo della frutta al supermercato, è la gentilezza delle persone. a Modica il proprietario della ferramenta ci tiene un parcheggio non a pagamento, quello del negozio di alimentari ci racconta la storia della gatta che ama la mortadella e che assolutamente deve rimanere fuori dal suo locale.

a Scicli è la tristezza del parco giochi per i bambini e la pulizia delle strade del centro storico. stanno girando una puntata de “il commissario montalbano”, non bisogna far rumore! ma carlo se ne frega e, con i suoi piedini nudi, ride spingendo in maniera rocambolesca il suo passeggino. “dovrebbero filmare la vita vera!” dice il ragazzo guardandolo e sfociando in un sorriso. sorrido anche io immaginando carlo che sbuca in una scena del telefilm, con i suoi ricciolini e gli occhi vispi che hanno conquistato gli abitanti dell’isola.

non é proprio convinto di entrare in acqua, ma la spiaggia sì che il suo paradiso: manda i suoi genitori a prendergli l’acqua in mare per creare improbabili piscine che perdono da tutti i lati.

il primo tentativo di visitare Noto è bloccato da un vero e proprio nubifragio. in un attimo mi sento protagonista di un servizio del tg regionale, dove l’acqua scorre a fiumi lungo le vie della cittadina, saltano i sampietrini che non reggono la forza dell’acqua e le vecchie escono con la testa dalla porta, incredule. per felix è un’avventura.

il secondo viaggio verso la città dai marmi splendenti va molto meglio. un sole prepotente fa ardere le strade e noi ci ristoriamo con le delizie del famosissimo caffè sicilia: il gelato è come neve, è l’affiorare di un ricordo di infanzia. scappiamo velocemente dalla calura, consapevoli ancora una volta di aver sbagliato il momento per visitarla meglio.

visitare, che parolone. quanti scalini non abbiamo affrontato in queste meravigliose città a causa del passeggino. i marciapiedi – se ci sono – spesso scompaiono e sinceramente in strada non ci va di avventurarci. ma una cosa abbiamo di certo capito, le vacanze come famiglia sono diverse da quelle di prima: tempi, modi e luoghi sono dettati dal nostro piccolo condottiero che tra un “da” e un “runter” ci manda a spasso come vuole lui.

gli ultimi giorni a Catania sono casualmente la giusta risposta al tempo incerto. i siciliani che ci incontrano quasi si scusano con noi per il meteo ballerino, ma noi sotto sotto ci rallegriamo al pensiero di non trovarci con 35 o 40 gradi e rischio scioglimento tedeschi.

Catania è semplicemente bellissima: frizzante, caotica, viva! le numerose chiese dettano il ritmo del centro storico, l’elefantino nello stemma della città è un simbolo anche per noi come famiglia e il famosissimo mercato del pesce in realtà non ci colpisce più di tanto.

torniamo con zero souvenir, ma i capperi, comprati da un venditore ambulante alle porte di Modica, quelli sono arrivati fino a Berlino. rientriamo nella nuova casa, che con un po’ di distacco sembra meno nuova. torniamo nel caos quotidiano e le vacanze spariscono, puff, in un soffio leggero come un venticello fresco.

 

 

 

 

 

 

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