die Küche

ci sarebbe da pulire la cucina, anzi no. ci sarebbe da rassettare la cucina, mi ha corretto cecilia: questo non implica una pulizia a fondo ma un ripristino dell’ordine pre-cena. significa riordinare senza andare troppo in profondità, a quello ci si può pensare, eventualmente, domani.

non sono andata in cucina. approfitto del divano libero e del silenzio di chi ha giocato tutto il giorno. cerco di scrivere due righe, giusto per provare a rammendare idee spuntate qua e là in questi ormai troppi giorni senza pensieri messi nero su bianco.

quando carlo ha iniziato ad essere attivo nel mondo, ho cercato di annotare le sue prime volte: la prima volta che dai suoi occhi azzurri sono uscite le prime tenerissime lacrime; oppure quella in cui è riuscito ad afferrare un piccolo giocattolo di legno: la gioia di avercela fatta avrebbe lasciato ben presto spazio alla frustrazione di non essere più in grado di liberarsi di quel piccolo oggetto. mi sembra di vederti ancora con quell’aggeggio che sembrava si fosse incollato alla tua meravigliosa manina.

d’un tratto le prime volte si sono moltiplicate e io – stupidamente – ho smesso di segnare le incredibili magie che quotidianamente si manifestavano. non credo di aver consapevolmente interrotto questi appunti; è semplicemente successo, è diventato normale che tu ogni giorno ci mostrassi qualcosa di eccezionale.

domenica scorsa, nel tragitto per andare allo zoo, scendendo dall’autobus, abbiamo perso una tua scarpina. siamo scesi e un tuo piede mostrava gli hamburger e le patatine dei calzini arrivati dall’America. non credo tu abbia capito perché mi sono messa a correre che neanche mennea; non credo ti abbia scomposto che fossi già pronta a litigare a gesti con l’autista che si ostinava a credere che volessi salire sull’autobus al semaforo, in mezzo all’incrocio. allo scattare del verde, l’autobus è ripartito e un signore dall’altro lato della strada sventolava la tua scarpina gialla.

allo zoo hai salutato i tuoi amici elefanti, ma ti sei lasciato incantare dalle corse in acqua delle foche.

è quasi mezzanotte e penso solo che devo andare a letto. la mattina, quando carlo si sveglia, non ci sono scuse: bisogna saltar giù dal letto, tergiversare non è concesso. chissà perché da adulti si vorrebbe dormire il più possibile e da bambini sembra una perdita di tempo. beh, effettivamente deve sembrare inutile dormire sapendo che una valanga di novità è pronta a travolgerti ad ogni passo: un fiore, un libro colorato; oh guarda! quella deliziosa crepa nel muro.

lascio questo testo e vado a controllare la cucina, non mi aspetto che si sia ricomposta da sola. la perdonerò se sarà in grado di offrirmi un cioccolatino in segno di amicizia.

 

 

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