wie macht die Kuh?

sono stati giorni trascorsi alla velocità giusta, quelli trascorsi al lago di Costanza.

avremmo voluto il mare, abbiamo ripiegato sul lago, nelle ricerca disperata di un’estate troppo insoddisfacente a berlino.

siamo partiti con i jeans, indossati quasi per scherzo, indispensabili per i primi giorni di cielo grigio, per quella strana atmosfera tutta autunnale, per la voglia di cioccolata, a fine luglio.

abbiamo usato quelle ore di tempo incerto viaggiando in auto per la campagna che, non assetata, sprigionava il suo verde migliore, quello che ti viene voglia di toglierti le scarpe e fare una corsa, anche se non ti piace correre e sei sicura che inciamperai alla prima buca.

quando l’estate si è ripresentata in tutta la sua strabigliante energia, mia mamma aveva già da parecchie ore superato il passo del Brennero. si era già goduta il paesaggio delle valli e delle montagne, indossando il suo golfino, abbandonato sicuramente come un inutile soprammobile una volta tornata nell’afosa pianura padana.

per le campagne tedesche Carlo ha conosciuto da vicino le mucche e il bambino Patrick: lui sì che sapeva imitare lo sguardo immobile di questi placidi animali! ha ricevuto in dono una mela che ha tenuto stretta stretta mentre felix se lo portava in giro sulle spalle. ha visto i pony e i vitellini nati da soli quindici giorni.

quando il sole ha fatto risaltare tutti i blu del lago, del cielo e delle alpi all’orizzonte, ha messo i suoi piedini morbidi e resistenti in acqua e mi ha mostrato orgoglioso cosa vuol dire non avere paura.

caro Carlo, ti auguro che questa curiosità e questo coraggio di accompagnino per tutta la tua preziosa vita, soprattutto se ti dovessi accorgere che la tua mamma ha perso per strada la spensieratezza che porta ad affrontare con il sorriso qualsiasi novità.

hai giocato in giardino, hai riempito e vuotato secchielli nella piccola piscina a forma di conchiglia. hai mosso le manine dimostrando come si possa comunicare anche senza parole, tu piccolo con talento italiano.

dopo aver salutato anche i nonni tedeschi abbiamo deciso di passare tre ore a Zurigo, dove boccheggianti, abbiamo goduto dell’elegante tranquillità di una città apparentemente senza problemi. uscita dall’enorme stazione centrale ho avuto un improvviso attacco di povertà, con cui ho saputo comunque convivere benissimo. lungo la Bahnhofstrasse ci siamo sentiti gli unici sudati tra persone abbigliate secondo le quattro stagioni che comunque sembravano impeccabili.

abbiamo condotto il nostro piccolo addormentato per le vie del centro, mentre il fiume scorreva trasparente, con le sembianze di un’enorme piscina che invitava a tuffarsi.

abbiamo pranzato e ripreso la via verso l’aeroporto, dove ci aspettava un volo cancellato.

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Una risposta a wie macht die Kuh?

  1. moreno ha detto:

    Gran bel pezzo questo. Vedrò di affrontare pure io le novità e le sfide con il sorriso. Grazie per avermelo ricordato!

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