Handball

ieri Alex, un bambino di 11 anni, mi ha chiesto se per caso sono una giocatrice di pallamano. due secondi prima avevo afferrato con precisione e sicurezza la pallina da lui scaraventata via, nella sabbia del parco giochi.

chi mi conosce personalmente è autorizzato a rileggere, anche tre o quattro volte, quello che ho appena scritto. non ho mai brillato per agilità, non sono una sportiva, sono da sempre una fan del divano. eppure da undici mesi a questa parte sfreccio come una macchina da corsa, uso le ginocchia in sorprendenti flessioni, schivo ostacoli e posso perfino fare due cose contemporaneamente. impastare una torta ed evitare che carlo finisca dentro la lavatrice, per esempio.

nelle ultime settimane mi capita di pensare e rifare azioni che ho già fatto l’anno scorso in questo periodo: ho mangiato l’affogato al caffè in quella pasticceria nella Bergmannstraße, dove l’avevo ordinato con Cristina per aggirare il divieto di assumere troppa caffeina in gravidanza. quest’anno l’ho fatto con mia sorella e con Carlo nel passeggino, perduto in un sonno profondo e probabilmente in altrettanto dolci sogni. quel giorno, quasi un anno fa, avrei poi incontrato Veronica e la sua allora davvero piccolissima Frieda.

da qualche settimana, con l’arrivo dell’estate berlinese, ho rimesso i miei birkenstock blu. li avevo comprati negli ultimi mesi di gravidanza per stare il più comoda possibile, sicuramente condizionata da quei racconti sui piedi gonfi delle donne incinta che sommati al caldo estivo non regalano certo immagini piacevoli. che sorpresa sentire, qualche giorno dopo il parto, quei sandali larghi e ballerini! in questi giorni li indosso di nuovo e penso ad allora, alla magia di quella animalesca e dolcissima attesa.

in questi primi undici mesi sembra che il tempo non possa concedere pause. non ci servirebbero per respirare ma per crogiolarci in ognuno di quei piccoli miracolosi momenti che viviamo anche nella più banale delle giornate.

mi cullerei nella risate buffe, bloccherei il tempo per quel faccino rigonfio di sazietà dopo la prima poppata della sera, mi perderei in quegli occhi, grandi e azzurri, che sorridono al mondo.

eppure, se ci penso lo faccio già: mi difendo con un appunto, con una fotografia scattata di fretta, scrivendo queste quattro righe che pubblico qui.

 

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