der Himmel, die Liebe und die Palmen

è da una settimana esatta che cerco di scrivere del primo vero viaggio di famiglia della nostra giovane famiglia.

appena tornati avrei voluto raccontare del mare blu come il cielo come l’insegna dello storico bar bosch come la nuova felpina di carlo. avrei voluto descrivere per filo e per segno tutte le facce rugose, scavate dal sole e dal tempo, dei vecchi in vacanza come noi a palma di maiorca: tutti quelli che hanno fatto un sorriso al nostro piccolino, una faccia buffa, uno scherzo e soprattutto quel signore inglese dal viso rosso fluorescente che con un gesto inatteso e sorprendentemente veloce ha immobilizzato per un attimo un piccione, impressionando il nostro carlo, spettatore nel suo passeggino (cecilia, ovvio che ho pensato a te).

è stato un viaggio di prime volte: la mia sull’isola, di carlo coi piedini nel mare, di felix da papà e di me da mamma. abbiamo fatto il pieno di lentezza e colore, di cibo e di gentilezza. abbiamo viaggiato lungo la costa per raggiungere Valldemossa e attraversato la pianura fino a Cala Pi per diventare protagonisti di una cartolina da isola caraibica. abbiamo scovato locali e mangiato ensaimadas.

Valldemossa

Cala Pi

no, non siamo partiti con piani di esplorazione dell’isola. abbiamo assecondato il nostro nuovo stato e ci siamo lasciati comandare dal nostro minuscolo generale. lui ci ha fatto capire quando era ora di andare a letto, quando era meglio fermarsi, quando c’era tempo per un’altra birra al sole.

ci siamo compiaciuti della nostra idea di fare una settimana sull’isola prediletta dai tedeschi e ci siamo riposati dalla sballottante routine a cui ormai ci stiamo abituando.

non è sempre semplice stare ai ritmi del piccolo dittatore; facilissimo è invece trovarsi innamorati persi nel suo sguardo, nel suo buffo modo di comunicare, nell’innocenza infinita della sua semplicità.

ormai diversi anni fa (forse 2006?) a lisbona lessi un manifesto che diceva “o melhor do mundo são as crianças” che scopro adesso essere una citazione di una poesia di Fernando Pessoa, Liberdade. guardando il mio di bambino lo penso anche io e ogni volta che mi tornano in mente queste parole rivedo la mia vecchia io, giovane e inconsapevole, mentre leggo quella frase sotto il cielo portoghese.

un cielo blu come quello maiorchino, da cui non ci volevamo più staccare.

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