der Weihnachtsmarkt

così è successo anche a Berlino che un uomo ha praticamente rubato un tir e ha pensato bene di ammazzare un po’ di gente.

quando ieri mi hanno domandato dal nulla se stavo bene, inizialmente non ho capito. la televisione è spenta da quando siamo arrivati da mia mamma, dato che non voglio che carlo si ipnotizzi davanti allo schermo, come se non lo facesse già quando controllo qualcosa al pc o mando delle foto via cellulare.

non appena ho visto la notizia dell’incidente accaduto ieri ho pensato subito a felix, ma lui sta bene, era da tutt’altra parte della città, dove del resto abitiamo. quando l’ho sentito, lui mi ha parlato subito di statistiche: quante probabilità concrete c’erano che si trovasse in un mercatino di Natale? zero. quante probabilità abbiamo tutti noi di morire in un attentato? una su non so quanti milioni. in un incidente stradale? molte di più.

mi sono arrabbiata. magari anche quei 12 che ci hanno lasciato le penne l’altro giorno han ragionato così e invece oggi non ci sono più.

con carlo tra le mie braccia ho pensato piuttosto che forse questo mondo di folli, fanatici e guerrafondai non è un bel regalo da fare.

poi però mi sono tornate alla mente le parole di Gabriele, l’ostetrica che si è presa cura di noi dopo la nascita del mio stupendo bambino. con la sincerità crudele dei tedeschi, un giorno aveva chetato le ansie di mia mamma sul nostro primo viaggio famigliare in aereo, dicendo che la sicurezza ahimè non è controllabile: la vita è così, i bambini sono sempre nati anche durante le guerre, i disastri ambientali e presagi più neri.

già, questo è il mondo in cui abitiamo e ci dobbiamo abituare, senza cedere possibilmente alla paura.

ieri ho detto a felix che ho deciso di voler rimanere ignorante. non mi va di leggere il giornale e sentire programmi idioti alla tv che citano fonti tutt’altro che autorevoli. mi sono rotta dei bla bla bla basati sul niente e di tutti quelli che si uniscono al coro delle banalitá. mio papà mi diceva “un bel tacer non fu mai scritto” e io faccio di tutto per praticare l’insegnamento che si sta dietro, ovvero non parlare per niente.

sinceramente oggi sono arrabbiata. sono arrabbiata ogni volta che leggo di persone che si sentono sopravvissute solo perché non erano a Berlino ieri. non c’ero nemmeno io, ma non per questo l’ho scampata bella: io nel luogo dell’incidente non ci sarei comunque stata, cerchiamo di essere obbiettivi.

certo che ho pensato che un anno fa, incinta, poco prima di tornare in italia per Natale, ero in quel mercatino con giulia. mi era proprio piaciuto, a me che non fanno impazzire i mercatini di Natale; ma questo non fa di me una sopravvissuta oggi.

e ovvio che mi dispiace per quello che è successo. mi dispiace per i morti e che per certi versi si sia spezzato l’incantesimo di una città, grande ma sicura.

ringrazio comunque tutti quelli che mi hanno pensato e scritto, ma, per favore, non accrescete la mia ansia. per favore non ricamiamo su quel che è accaduto.

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